Sono davanti allo specchio cercando di annodarmi la cravatta in maniera presentabile, nonostante le mie mani siano un pò tremolanti, a settant’anni sai com’è e mi faccio bello perché oggi mi sposo anche se potrà sembrare alquanto eccentrico alla mia età.
Ma la parte più bella della storia è che la mia sposa ha 22 anni, alta, bionda e con due gambe che neanche quando avevo vent’anni mi sono capitate a tiro.
Ed è straniera, di Leningrado per la precisione.
Sì, è un falso matrimonio, di quelli combinati per permettere la residenza in Italia a qualche ragazza straniera ma visto che sono stato pagato in contanti a me va bene così. E’ l’unico modo per risolvere qualche urgente necessità economica e comprarmi finalmente un paio di vestiti, delle scarpe decenti, dei libri, andare qualche volta al ristorante e al teatro come una volta.
La celebrazione del matrimonio civile è rapida, il funzionario sembra che non veda l’ora di finire l’incombenza : presumo che gli dia fastidio presenziare a quella che in definitiva è una pagliacciata.
All’uscita ci aspetta una macchina, sì perché ho posto una condizione: che subito dopo il matrimonio mi portino a vedere il mare, è anni che non lo vedo, che non sento il suo profumo, che la sinfonia delle sue onde non prende possesso del mio cervello.
Che non sento quel vento penetrarmi nelle ossa.
Mi sono ripromesso di camminare sul bagnasciuga senza togliermi le scarpe, anche se è inverno. E chissenefrega,
Anche la mia sposa entra in auto e si siede di fianco all’autista. Mi viene da ridere. Ha in mano ancora il bouquet di fiori d’arancio. Sembra come se stessimo partendo per un viaggio di nozze , solo che sarà un viaggio di nozze di un’ora
Comincia a piovere, sposa bagnata, sposa fortunata mi dico e forse è vero.
Guardo fuori dai finestrini appannati mentre attraversiamo la città verso l’ingresso dell’autostrada.
Come al solito, gente che corre e non solo per la pioggia, ma dove cacchio correte e per andare verso dove ?. Ma non vi siete accorti che basta allungare la mano per essere felici ?.
Siamo fermi ad un semaforo, proprio davanti all’ingresso di un parco: quanti anni avevo ? Forse ventiquattro.
Era lì dentro, appoggiato ad un albero, che avevo baciato il mio unico grande amore per la prima volta. In una giornata di neve farinosa. L’unica donna che voglio ricordare.
La macchina attraversa inevitabilmente molti dei luoghi che fanno parte della mia vita, visto che sono sempre vissuto qui. Cerco di non trasformare in fitta dolorosa quello che è stato il semplice vivere.
Davanti per fortuna stanno parlando nella loro lingua quindi sono esentato dal partecipare alla conversazione.
Guardo la nuca della ragazza: ha i capelli raccolti proprio nella maniera che piace a me. E’ girata di tre quarti quindi ho la possibilità percorrere con lo sguardo il suo corpo. Me la immagino nuda in un letto, come se stesse di fianco a me. Non che mi sia illuso al momento dell’accordo. Ma avere un corpo come quello di fianco anche per una sola notte mi avrebbe probabilmente permesso di sentire ancora un volta il caldo soffio della vita.
La macchina si ferma per ritirare il biglietto al casello, la pioggia sembra stia scemando, speriamo che al mare non piova, ma tanto per me è lo stesso.
La ragazza sembra si sia addormentata Respira con la bocca aperta e sento il profumo del suo respiro.
I pioppi e le risaie del paesaggio che attraversiamo sono gli stessi di quelli visti in un altro momento e con un’altra donna.
Certo che mi sembra così lontano essermi disperato per le donne.
Ha un collo così bianco da farmi venire voglia di morderlo.
Si sarebbe struccata prima di coricarsi?
Le avrei chiesto di dormire per non farmi vergognare e poi avrei sollevato il lenzuolo per accarezzarla delicatamente dalla testa ai piedi.
Né colpa, né vergogna, né eccitazione: solo un momento nel quale mi ci sarei trovato perché così era scritto.
Ci fermiamo al casello e la ragazza si sveglia, siamo arrivati. Il mare è già in vista. Quando davanti vediamo soltanto le onde, la ragazza si gira a guardarmi e mi sorride, educata e gentile come si fa con i vecchietti.
Le sorrido anch’io, le mostro il biglietto del treno per il ritorno e scendo dalla macchina.
Quando sento il motore che si allontana accelerando, anche il mio passo sull’acqua si fa più svelto.