Risalii con lo sguardo lungo quelle gambe, lentamente, molto lentamente, perché avevo tempo da perdere.
Il rosso brillante delle labbra e dello smalto delle unghie lasciava intuire che non voleva passare inosservata.
Ventiquattro anni circa, tratti somatici da nord-est Europa. Polonia o Ucraina, decisi.
In quel preciso momento mi sentii improvvisamente stufo di leggere sempre libri e di fantasticare su quello che mi piacerebbe mi fosse successo, sugli incontri interessanti che inevitabilmente erano sempre gli altri a fare..
Ancora oggi non so spiegarmi perché l’evento che cambiò la mia vita ebbe origine da un attimo di inspiegabile ed inaspettata euforia.
Dentro di me sentii impellente il desiderio di giocare, mi era capitato così raramente negli ultimi tempi.
Non l’avevo mai vista nella lavanderia.
“La prossima volta non usare quella macchina, qualche volta non funziona..“ Dissi lentamente e indicandola con l’indice.
Il mio appena abbozzato sorriso era incoraggiante ed era quello della mia maschera preferita: il confessore o fratello maggiore, ai quali ti puoi affidare ad occhi chiusi ( i miei vent’anni trascorsi a recitare in teatro serviranno pure a qualcosa).
L’atteggiamento del mio corpo era rilassato, non era avanzato di un centimetro, non avevo invaso il suo spazio personale dandole così chiari segnali di quanto fossi inoffensivo.
Nei miei occhi, (è la prima cosa che guardano le donne) avevo cancellato tutte le negatività del mondo ed, in quel momento, erano trasparenti, sino a dare la possibilità di leggere la mia anima, il mio cuore ed i miei pensieri.
La ragazza ebbe la reazione prevista: girò la testa verso di me dilatando impercettibilmente gli occhi, un po’ per la sorpresa e un po’ per studiarmi meglio..
Leggevo facilmente i suoi pensieri: Vuole forse qualcosa da me? Sta facendo il furbo oppure è casuale? C’è da fidarsi? Studiò il mio abbigliamento e il suo sguardo si spostò, come previsto, al nudo anulare della mia mano sinistra.
Passai l’esame. Nelle sue guance cominciarono a crearsi delle simpatiche fossette e le labbra si schiusero abbozzando un sorriso divertito.
Poi parlò senza che alcun suono uscisse dalla sua bocca. Sempre sorridendo sollevò le spalle e con l’indice destro sulle labbra mi fece capire che era muta.