Mi sedevo di proposito a quel tavolino nel bar della mensa aziendale.
Perché era di fianco a quello dove ogni mattina si sedeva una bella fanciulla con le sue amiche a fare la prima colazione. Quel Venerdì stavano discutendo dove andare la domenica seguente ed avevo avuto la sensazione che non sapessero dove andare.
“Perché non venite al Palazzo del Ghiaccio? Io ci sono stato Domenica scorsa e mi sono divertito molto” dissi senza rivolgermi a qualcuna in particolare.
Mi guardarono, soppesarono il diciannovenne che aveva parlato e dissero in coro
“ Perchè no?. Ma tu sei capace di pattinare?”
A dire il vero la Domenica precedente ero solo entrato come spettatore a guardare gli altri che pattinavano e non mi sembrava così difficile stare in piedi, davo per scontato di poter imparare in un quarto d’ora. E poi c’era sempre la balaustra intorno alla pista per aiutarsi a non cadere. Dato che la brunetta la volevo conoscere per bene a tutti i costi, risposi “ Sì certo!”. A loro interessava molto andare a pattinare con qualcuno che potesse insegnare loro qualcosa e quindi ci mettemmo d’accordo.
Appena poggiai il piede entrando in pista inspiegabilmente il piede destro si piegò all’altezza della caviglia: riuscii ad appoggiarmi alla balaustra e a non cadere.
Cominciai a camminare con cautela, ma dopo dieci passi la lama dello scarponcino sinistro prese il volo verso l’alto ed in avanti, portandosi dietro la mia gamba e tutto il corpo. E dato che in pista hanno talvolta il brutto vizio di andare ognuno dietro l’altro, almeno una decina si ritrovarono con il muso per terra.
Me ne dissero abbastanza da farmi scegliere per pattinare la parte di pista più esterna, quella dedicata ai bambini e agli imbranati.
A parte qualche sguardo di compatimento, per fortuna, quel giorno le fanciulle non fecero nessun commento, ma in seguito chiesero spesso a mia moglie perché avesse sposato un ballista come me.