La recensione

Poche volte nella storia della letteratura mondiale il tema della mancata transazione economica tramite vile moneta ha potuto toccare le vette di una poesia così illuminante come in questo
“LAMENTO PER IGNACIO SANCHEZ MEJIAS”.
L’autore, non sappiamo se per esperienza personale o perché pervaso dal sacro fuoco della immaginazione creativa, si descrive mentre è fermo in una piazza spagnola e, nell’attesa di un suo debitore, tale Ignacio Sanchez Mejias, osserva la vita scorrere in quel lembo di mondo. Ogni gesto è fermato come uno scatto fotografico, immaginate un film che si arresti ad ogni fotogramma come se volesse evidenziare il dramma dell’attesa. Questo pathos aumenta ad ogni minuto che passa sino a raggiungere il suo culmine quando l’autore, fermo sotto un orologio, vede che tutti i passanti alzano lo sguardo per controllare l’ora e regolare il proprio orologio:
“Eran las cinco en todos los relojes!” dice.
E dato che l’appuntamento era per le quattro, ormai la sua speranza di rivedere le sue pesetas viene meno e ribadisce imperiosamente:
Eran las cinco en sombra della tarde!”
Lui non scrive, come avrebbe fatto chiunque altro:
“ Ah, vatti a fidare degli amici ai quali presti soldi!!”.
No, perché lui ha una visione più universale dei problemi quotidiani e fa penetrare subdolamente nell’animo del lettore il concetto che il vile soldo non è importante quanto il momento che stiamo vivendo.
Il suo carattere granitico , indurito dalle note traversie sentimentali, si evince dalle sue parole dopo che gli riferiscono che Ignacio ha un grosso problema di corna e non si può muovere da Plaza de Toros.
Lui sa che è una scusa, non è la prima volta che Ignacio si inventa qualcosa per non pagare.
A quel punto è fuori di sé soprattutto per la mancanza di dignità dell’essere umano, non accetta scuse e sprezzante grida al mondo intero:
“Que no quiero verla!” Non voglio vederlo!.
Questa poesia è da leggere sempre, specialmente in metropolitana nelle ore più affollate.
Federico Garcia Lorca se lo merita.

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