Sarò breve. Pochi giorni prima del Natale 2002 il Papa si è reso interprete del pensiero divino e ci ha rivelato che Dio si è nascosto nel suo cielo, quasi disgustato dalle azioni della nostra umanità. Mi permetto supporre che i comportamenti della società hanno provocato un irrefrenabile disgusto nel suo animo e se questo avviene in una persona comprensiva e piena d’amore come lui vuol dire che abbiamo proprio toccato il fondo. Questo, da tempo, è anche il mio pensiero quindi ho deciso che questo Natale non albergherà dentro di me, svolgerò esteriormente il ruolo tradizionale che ci si aspetta da me, ma ne sarò distaccato. Sono stufo di sentire centinaia di buoni propositi fatti solo in questa occasione, sono stufo della ipocrisie e dei sorrisi fatti nascondendo un’arma dietro la schiena o il calcolo dei profitti nella tasca. La lista delle nefandezze di questo mondo non è lunga come voi pensate ma è semplicemente immensa, senza fine. Sarebbe semplice citarne i più evidenti o quelli che ci toccano più da vicino, a fare dei nomi di personaggi che, pur potendo fare qualcosa per evitarli, non fanno nulla e le loro azioni sono rivolte soltanto ad un incremento del proprio interesse e potere, ovviamente circondati e riveriti da individui che incrementano il culto della narcisistica contemplazione di un sé posto al di sopra della comunità. Ma con quale impudenza ed arroganza sorridono davanti alle cineprese durante gli incontri internazionali con tutti quei bambini senza più pelle intorno alle ossa che muoiono ogni minuto e senza la probabilità che domani qualcosa cambierà in meglio?. Sento il bisogno di essere molto più che disgustato, trattengo a stento la mia ira, che è figlia della mia impotenza. Ognuno ha il suo limite di sopportabilità delle imprese umane; il mio raggiunge il suo culmine solo per un semplice fatto: non sopporto che ogni mattina un ragazzino, dopo essere uscito dalla sua casa con il tetto di lamiera, sulla strada per la scuola debba sempre avere con sé ed esibire un “permesso di transito giornaliero” e subire per cinque volte delle umilianti perquisizioni corporee, così come le ha subite suo padre e come accadrà ai suoi figli. E prendere atto che la sua vita dipende dalla volontà di un soldatino diciottenne. Non è difficile immaginare la rabbia del ragazzino, rabbia con cui si sveglia di mattina, va a letto di notte e che probabilmente sogna. Ed è inutile dire che un piccolo gesto caritatevole è come la goccia che forma l’oceano , perché sino a quando avremo le esplosioni nucleari sottomarine e il petrolio finirà in acqua per un completo senso di irresponsabilità, sfido chiunque a chiamarlo ancora mare. Auguri a tutti voi, ne avete tanto bisogno.