Cataldo

L’impatto con il nuovo paese fu difficoltoso per Cataldo; soprattutto per la lingua che gli era assolutamente incomprensibile..
Quindi trovò soltanto, con l’aiuto di un concittadino che lavorava già da tempo a Francoforte, un lavoro come muratore.Non era necessario sapere il tedesco per mettere un mattone traforato sopra l’altro con la cazzuola e l’impasto di cemento.
Si svegliava ogni mattina alle sei, in quella baracca di lamiera nel cantiere, un po’ prima degli altri nove, tutti italiani, che dormivano con lui. Si lavava con l’acqua gelida e si faceva una specie di caffè che era una via di mezzo tra una brodaglia nera ed una nera brodaglia.
Certo, l’unico modo per risparmiare qualche soldo era dormire in quella baracca per evitare gli affitti salatissimi della città. Tra l’altro risparmiava anche sui costi del trasporto e sulle ore di sonno, visto che era già sul posto di lavoro.
Cataldo era un tipo taciturno e, senza tanti fronzoli, attaccava con lena a lavorare:il capo-cantiere era un friulano già da vent’anni in Germania e gli aveva spiegato cosa si aspettava da lui.
Mattone dopo mattone, arrivava la pausa pranzo, tirava fuori dalla sua borsa una ciotola con dentro la pasta da scaldare un pezzo di pane e poi via a testa bassa sino a poco prima del tramonto.
Questo suo comportamento faceva sì che fosse ben visto sia dai suoi compagni che dal capo, infatti passava per uno che si faceva gli affari suoi, e non piantava grane.
La sera, quando non era sopraffatto dalla stanchezza, faceva volentieri una passeggiata a piedi sino al centro per guardare le vetrine , sognando un giorno di poter entrare a comprarsi qualche vestito alla moda.
Non che ne sentisse la mancanza ma lo avrebbe fatto sentire certamente più presentabile.
La cena si svolgeva in compagnia degli altri nella baracca del cantiere approfittando dei fornelli a gas che qualcuno aveva portato.
Quattro chiacchiere, un po’ di radio sintonizzata sulla stazione italiana e poi a dormire sino a poco prima delle sei del mattino seguente.
Qualche volta scriveva a casa, cercando sempre di descrivere una realtà più rosea per non affliggere inutilmente i suoi.
Capitava anche che uscisse con qualche ragazza tedesca e ci volle molto tempo prima di capire perché fosse così facile andarsene a spasso sottobraccio ad una ragazza in Germania ed invece così complicato nella sua terra.
Questo era la solita vita giornaliera di Cataldo, sempre dibattendosi con il problema della lingua, e questo era molto sentito da lui, sino a quando non conobbe una ragazza tedesca che gli propose una attività secondaria per la quale non era necessario l’uso della lingua.
Era qualcosa che già da bambino gli sarebbe piaciuto fare e visto che poteva essere utile agli altri, si ritrovò la mattina di un Sabato vestito da clown nel reparto pediatrico del ZentralKrankenhaus di Francoforte.

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